«Siamo abituati a pensare al potere come a qualcosa che si possiede. In realtà il potere è qualcosa che si riceve non da Dio o da altre forze soprannaturali, ma dai sudditi. I generali riescono a condurre le loro guerre non solo perché hanno al loro seguito un esercito di soldatini obbedienti, ma anche perché migliaia di operai accettano di costruire armi. I tiranni riescono ad imporre le loro dittature non solo perché dispongono di poliziotti pronti ad eseguire qualsiasi rappresaglia, ma anche perché molti preferiscono tacere. Gli avidi creano ingiustizia non solo perché hanno al loro servizio delle schiere di ragionieri, direttori e capisquadra disposti a fare trionfare il sopruso, ma anche perché i consumatori comprano tutto ciò che viene loro offerto senza problemi.
Ogni volta che andiamo a fare la spesa dobbiamo ricordarci che attraverso questo gesto semplice e apparentemente banale che è il consumo rischiamo di renderci complici dei peggiori misfatti, perché diamo denaro e consenso a coloro che per produrre ciò che compriamo possono essersi resi responsabili di abusi umani e sociali, sfruttamento e danni ambientali.
E' necessario sviluppare questa consapevolezza non per creare degli sterili sensi di colpa, ma per diventare consumatori responsabili capaci di usare il consumo come uno strumento per condizionare le imprese. Perciò, quando andiamo a fare la spesa ricordiamoci anche che le imprese sono in una posizione di profonda dipendenza dal nostro comportamento di consumatori. Noi, infatti, con i nostri acquisti abbiamo la possibilità di accrescere o far scendere i loro profitti. Proprio perché hanno tanta paura di noi, esse tentano di dominare la nostra volontà spendendo miliardi in pubblicità e subdole strategie di marketing. Dunque noi dobbiamo sforzarci per riappropriarci della nostra volontà decisionale e dobbiamo rivalutare il potere in essa racchiuso. Un potere che preso singolarmente è certamente piccolo, ma che moltiplicato per milioni di persone può mettere in ginocchio le più grosse multinazionali e al limite l'intero sistema.
Gli strumenti a disposizione del consumatore per condizionare le imprese sono due: il boicottaggio e il consumo critico.
Il boicottaggio consiste nell'interruzione, organizzata e temporanea, dell'acquisto di uno o più prodotti, per indurre le società produttrici ad abbandonare determinati comportamenti. L'esperto di marketing Todd Puttman afferma che "il boicottaggio denuncia ed educa allo stesso tempo. Educa ad agire, a non assistere passivamente alle ingiustizie e ai soprusi che avvengono sotto il nostro naso. Educa ad assumerci le nostre responsabilità. Il boicottaggio abitua la gente a riprendersi il potere nelle proprie mani. Per questo è quanto di più democratico possa esserci". Congiuntamente ad una capillare informazione e sensibilizzazione sul problema, il boicottaggio raggiunge l'obbiettivo attraverso tre meccanismi:
1- Il calo delle vendite. Bisogna ricordare che può bastare una riduzione del 3-5% del profitto per provocare un grave danno alle imprese, costrette a incrementare le spese per la pubblicità, a cedere fette di mercato alla concorrenza e a veder diminuire gli investimenti sui propri titoli in Borsa.
2- Il danno all'immagine dell'impresa. Questo, in una società come la nostra che di immagine vive, rappresenta un danno ancor più grave del semplice calo delle vendite: alcune compagnie, denunciate in passato, hanno ceduto davanti alla sola minaccia di boicottaggio per non vedere il loro nome associato nella mente dei consumatori a comportamenti moralmente condannabili.
3- Una nuova impostazione delle pubbliche relazioni. Un'azione di boicottaggio efficace costringe l'impresa a vigilare in maniera molto accurata sulle iniziative dei boicottatori e a nascondere le pratiche scorrette di cui è accusata. Le ditte infatti fanno un conto delle perdite subite a causa del boicottaggio e di quelle che subirebbero accettando le richieste dei boicottatori, e cessano le politiche incriminate solo quando conviene loro sul piano economico, l'unico a cui sono sensibili.
Mentre il boicottaggio è una campagna organizzata con grande clamore di stampa e col coinvolgimento di molte altre forze, comprese quelle politiche e sindacali, il consumo critico è un'iniziativa più silenziosa paragonabile a un'abitudine di vita. E' un atteggiamento quotidiano che consiste nella scelta meticolosa di tutto ciò che compriamo sulla base della storia del prodotto e della condotta della casa produttrice.
Scegliendo cosa comprare e cosa scartare, non solo segnaliamo al sistema i metodi che approviamo e quelli che condanniamo, ma sosteniamo le forme produttive corrette mentre ostacoliamo le altre. In fin dei conti il consumo si può utilizzare come una forma di voto, che può influenzare le scelte economiche molto di più del voto elettorale o delle manifestazioni di piazza.
La politica del resto si fa ogni momento della vita: al supermercato, in banca, sul posto di lavoro, all'edicola, in cucina, nel tempo libero. Scegliendo cosa leggere, come, cosa e quanto consumare, da chi comprare, come viaggiare, a chi affidare i nostri risparmi, decidiamo se rafforzare un modello economico sostenibile o uno di saccheggio, se sostenere imprese responsabili o vampiresche, se contribuire a costruire la democrazia o a demolirla, se lavorare per un'economia solidale e dei diritti o un'economia animalesca di sopraffazione reciproca. La società è il risultato di regole e di comportamenti, e se tutti ci comportassimo in maniera consapevole, responsabile, equa, solidale, sobria, non solo daremmo un altro volto al nostro mondo, ma obbligheremmo il sistema a cambiare anche le sue regole, perché nessun potere riesce a sopravvivere di fronte a una massa che pensa e che fa trionfare la coerenza sopra la codardia, il quieto vivere, le piccole avidità del momento.
Le multinazionali non sono quei mostri imbattibili che noi immaginiamo, e il loro comportamento dipende dalle nostre scelte. Il nostro problema non è la mancanza di strumenti di intervento. Il nostro vero problema è come vogliamo utilizzare la nostra vita: se preferiamo viverla da "sovrani" che pretendono di indirizzare il corso della storia per fare trionfare la pace e la giustizia, o se invece preferiamo viverla da "servi", disposti a barattare la nostra libertà e la nostra dignità per un piatto di lenticchie».
Queste parole sono di Francesco Gesualdi, attivista e responsabile di un gruppo chiamato Centro nuovo modello di sviluppo, nato a Pisa alla fine degli anni '70 su iniziativa di tre famiglie di amici e impegnato in ambito sociale nello studio dell'economia mondiale e nell'organizzazione di campagne per informare i consumatori sul comportamento delle imprese.
Le prendo in prestito per presentare una piccola rubrica dedicata al tema del consumo, che ritengo utile sperimentare insieme a voi su questo blog. L'intento è provare ad avviare un ragionamento attorno ai nostri stili di vita come punto di partenza per la costruzione di un modello di sviluppo diverso da quello attuale fondato sullo scambio ineguale, il debito, lo sfruttamento del lavoro e la distruzione delle risorse del nostro pianeta. L'analisi sarà condotta proprio attraverso alcune proposte di boicottaggio mirato di multinazionali, accompagnate da articoli di approfondimento, inchieste e rapporti di denuncia, oltre che dal suggerimento di modi e forme di acquisto indipendenti da quelli stabiliti e predisposti dalle grandi catene di distribuzione, e quindi dalla presentazione di esperienze di commercio alternativo, come l'autoproduzione di alimenti o di prodotti per l'igiene e la casa, le reti di filiera corta e le botteghe e le cooperative di acquisto solidale.
In un sistema economico prepotente e globalizzato come il nostro capitalista può sembrare difficile mettere in pratica un'opposizione nei consumi intransigente ed estesa, ma in realtà, come vedremo, quella che porta a intraprendere comportamenti più responsabili è una strada che non richiede sacrifici impossibili, tragici stravolgimenti delle nostre abitudini o la rinuncia al nostro stato di benessere. Spero che questo modesto progetto di informazione e riflessione comune possa contribuire a stilare una sorta di guida di riferimento per un consumo ragionato, grazie alla quale imparare a orientare le nostre scelte, capire come opporci ai meccanismi ingiusti della macchina oppressiva del mercato e intervenire laddove siamo più determinanti, per sperimentare forme di cambiamento a partire dalla nostra quotidianità.
Il primo appuntamento fra pochi giorni, con l'esame delle politiche attuate da alcune multinazionali nel settore alimentare e un primo utile consiglio di scelta critica.

