Fra le tante parole dette e le tante (troppe) ancora non dette sull'omicidio di Stefano Cucchi, quelle che più di tutte suscitano rabbia e vergogna in chi conserva ancora la capacità di indignarsi di fronte alla brutalità sono state scritte qualche giorno fa sul Giornale da Carlo Giovanardi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla droga, alla famiglia e alle politiche giovanili.
Dopo aver stigmatizzato coloro che hanno chiesto verità e giustizia per un uomo massacrato di botte in carcere definendo infernale il fatto che si vogliano trovare a tutti i costi dei colpevoli da punire, Giovanardi si è lanciato in una abietta serie di torsioni mentali e ha dichiarato che «allo stato degli atti c'è un sicuro, evidente responsabile indiretto o diretto della morte di Stefano: la droga. Questo è il killer che entra nelle nostre case, aggredisce le nostre famiglie, porta via i nostri figli lungo un calvario che i genitori dei tossicodipendenti purtroppo conoscono bene. La verità di quanto accaduto a Stefano può essere dunque collegata al comportamento indegno di qualcuno che doveva proteggere la sua fragilità ma potrebbe essere anche l'avvelenato frutto finale dei danni della droga».
E ancora: «I medici devono o non devono obbligare un paziente a nutrirsi contro la sua volontà? E la volontà di un giovane fragile e malato come Stefano Cucchi non era evidentemente alterata tanto da obbligare i medici ad intervenire per salvargli la vita come giustamente i famigliari sostengono? E' il Parlamento, mentre discute del testamento biologico, che deve sciogliere questi nodi, per confermare, come è scritto nel testo proveniente dal Senato, che alimentazione e idratazione in alcuni casi sono atti dovuti».
Non bastano i segni sul corpo martoriato, non bastano le parole dei genitori che, invano, hanno tentato di far visita al loro figlio in carcere. Il senatore del Pdl ha già risolto tutti i dubbi su questa morte: è colpa della generica "droga". Non della Fini-Giovanardi, la legge sulle droghe da lui riscritta nel 2006, che con l'abolizione della distinzione tra droghe leggere e pesanti ha comportato l'aumento a dismisura degli arresti di meri consumatori di droghe leggere che non reggendo l'ambiente carcerario si sono tolti la vita. Non di una politica proibizionista miope che, nel nome della "guerra alla droga", conduce in realtà, ogni giorno, ogni minuto, una furiosa "guerra ai drogati", senza attuare politiche reali per fermare gli interessi delle narcomafie e fare un lavoro serio di informazione e prevenzione. Non di quella fabbrica della paura, della repressione, della criminalizzazione del diverso (lo straniero, il consumatore di droghe leggere, il promotore di lotte sociali) che, fatta propria dal governo di destra, oggi come ieri, ha legittimato l'abuso di chi (carabinieri, polizia penitenziaria o personale medico, sarà la magistratura a dirlo) aveva il dovere istituzionale di sorvegliare, e non punire con la morte, Stefano durante l'arresto e il successivo ricovero. Non della legittimazione dell'uso della violenza, non della sistematica giustificazione di condotte deviate, non dell'impunità assicurata alle forze dell'ordine e agli operatori sanitari che svolgono attività nei confronti di chi è privato della libertà personale allorquando commettono delitti, perpetrate dagli ultimi governi di centro-destra.
Oppure la responsabilità è di coloro che si battono in Parlamento per la libertà di scelta sulla propria vita e contro l'obbligatorietà dell'alimentazione e dell'idratazione forzate dei pazienti. Non conta la mancanza di ritegno di chi specula su una vicenda di una tale gravità, strumentalizza la morte di una persona e manca di rispetto al dolore della sua famiglia per sponsorizzare una propria ideologia bigotta e demagogica. Non l'arroganza di chi si dice sicuro della correttezza della condotta dei carabinieri, ancora prima di essersi potuto informare sui fatti. Non l'ipocrisia e la bassezza di chi volutamente si dimentica l'insegnamento di Norberto Bobbio secondo cui il rispetto della persona umana in quanto tale, a prescindere dai suoi stili di vita, è una pre-regola del gioco democratico e nessuna maggioranza, neanche se avesse l'unanimità dei consensi, può permettersi di calpestarla.
I comportamenti ignobili e criminali da estirpare dalla società sono quelli di un giovane che viene trovato con in tasca 20 grammi di hashish e che rifiuta di ricevere cure e assistenza (o magari che è stato costretto a farlo). Certo non quelli di un fascio di personaggi sordidi che, dalle postazioni protette del potere, da anni stanno minando le basi dello stato di diritto e della primazia della legge e trasformando il nostro paese, un tempo culla del diritto e della civiltà, in un baratro del rispetto dei diritti fondamentali, finanche di quello alla vita.
(Liberamente adattato e integrato da un articolo di Giovanni Russo Spena sul quotidiano Aprileonline)
Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte, mi cercarono l'anima a forza di botte
venerdì 6 novembre 2009Attaccato da Ross a 16.11
Etichette: cose di questo mondo, diritti
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

7 bottoni:
Non fa una piega quello che dici. Ti vorrei dire, no Ross non è vero, stai ingigantendo è stato solo un incidente! Quel ragazzo non è morto pestato in quello che dovrebbe essere un luogo che corregge, da persone che dovrebbero essere pià oneste degli altri! Non è vero Ross, lo Stato non sta cercando di interrare e peggio infangare la verità!
Invece è così. E' tutto vero, viviamo in questo limbo di illegalità legale che si lava le mani con amuchina perchè c'ha il terrore dell'influenza; ma l'influenza vera la fa marcire da dentro e non c'è disinfettante alla moda che tenga.
Ti quoto Ross. Oltre ai responsabili materiali, che vanno cercati,trovati e puniti secondo le norme, c'è un responsabile morale della morte del povero Cucchi: il clima repressivo, antiproibizionista, antiliberale più forte degli ultimi 150 o quasi (c'è stato solo il ventennio un pelo peggio).
Ma tu scherzi? Io l'altro giorno sono stato menato da due piante di marijuana m'hanno aggredito e menato a sangue...
E quello sarebbe un ministro?
(forse no... forse lo sto riordinando per diventare invisibile) un bacio a te piccola Ross.
Questa vicenda mi ricorda quella del figlio di Ornella del blog "un angelo di nome niki" ...
Ale
cara Ross, ci sono sempre figli di un Dio minore. Giovanardi, poi.....
Dobbiamo far argine in questo momento. Non mi stancherò mai di invitare la cosiddetta società civile a parlare e ad uscire dalla maggioranza silenziosa per diventare una minoranza rumorosa.
Ricordi la poesia del Giusti? "che i più tirino i meno è verità, ma..."
La cosa importante è che non si spengano i riflettori come tante volte avviene. I colpevoli devono venire fuori.
"Era in carcere perché era uno spacciatore abituale. La verità verrà fuori, e si capirà che è morto soprattutto perché era di 42 chili".
[La droga] "che ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi c'è il fatto che in cinque giorni sia peggiorato, certo bisogna vedere come i medici l'hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così".
Carlo Giovanardi oggi alla trasmissione 24 Mattino su Radio 24.
Così, nel caso qualcuno avesse ancora dei dubbi sul livello morale, di competenza e di umana pietà raggiunto dal cattolicissimo sottosegretario. E su quello di giustizia e legalità del governo di cui fa parte.
E infine ci sono i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre.
Leonardo Sciascia
Posta un commento